Textus Originalis
tori, essi consentivano a pagar la gizīah; ma ['Ibrahīm] non l'accettò, né contentossi di manco che lo sgombero delle fortezze. Usciron dunque [i Cristiani] da tutte le ròcche, ed egli fecole demolire e buttar in mare le pietre di che erano fabbricate. Quindi avanzossi con gli eserciti a Messina; dove rimase due giorni, comandò il passaggio in Calabria a dì ventisei del mese di ramadān (3 sett. 902) e tirò dritto finché fu arrivato presso la città di Cosenza. Quivi gli s'appresentarono i legati [di varie città] chiedendogli l'amān. Nol concesse: marciò sopra Cosenza mandando innanzi le genti, ma egli stesso rimase alla retroguardia, per cagione di una infermità sopravvenutagli. Gli eserciti si attendarono sul fiume: 'Ibrahīm comandò l'assalto a dì ventiquattro di šawāl (1° ottobre 902) e mandò i suoi figliuoli e i suoi più fidati contro le porte della città; i quali d'ogni banda assalirono e piantarono i mangani. Rincrudita intanto la malattia viscerale che travagliava 'Ibrahīm e venutigli i singhiozzi, i suoi, disperando della sua vita, dettero occultamente il comando a Ziādat 'Allah, figliuol del suo figliuolo 'Abū 'al ^Abbās. 'Ibrahīm spirò la notte del sabato (1) diciotto di dū 'al qa^dah dell'anno dugento ottantanove (24 ottobre 902). Allora i capitani si appresentavano ad 'Abū
Note a pie di pagina
1 86, nota 1), che nell'epoca musulmana, e forse prima, parecchi centri di popolazione alle falde dell'Etna portassero il nome di Aci, sì come in oggi. Conferman ora il mio supposto le parole del nostro compilatore, cioè l'intimazione fatta a « tutti gli abitatori » per lo sgombero « de' castelli » e la demolizione di « tutte le ròcche ».
2 (1) Si dee correggere domenica, o diminuire il giorno del mese a 17 dū 'al qa^dah, e 23 ottobre.