Textus Originalis

e valicato di nuovo lo Stretto, dava battaglia a varii popoli Franchi d'oltre il mare (del Faro) e ritornava in Sicilia. Quest'anno medesimo giunse [nell'Affrica propria] un messaggiero di 'Al Mu^tadad (califo abbasida) recando la deposizione dell'emiro 'Ibrahīm [comandata dal califo], per cagion delle querele che avean fatte contro di lui i cittadini di Tunis. 'Ibrahīm allora richiamò dalla Sicilia il figliuolo 'Abū 'al ^Abbās e partì per l'isola egli stesso, addimostrando penitenza e contrizione. Così scrive 'Ibn 'ar Raqīq e narra che costui fu scellerato tiranno, spargitore di sangue, e che negli ultimi tempi della sua vita fu colto dalla malanhuniā (1), per cagion della quale ei trascorse agli omicidii: che dei suoi servi, delle sue donne e delle sue figliuole fé' metterne a morte tanti che se ne perde il conto. Per un sospetto che gli venne in mente, fece uccidere il proprio figliuolo 'Abū 'al 'Aglab. Un giorno, perduto un mandīl (2) [da rasciugarsi le labbra dopo] bevuto, fé' mettere a morte per questo motivo trecento suoi servi. Al contrario 'Ibn 'al 'Atīr loda questo 'Ibrahīm per lo [acume dell'] ingegno, la giustizia, il buon governo; e ricorda che Siracusa fu espugnata sotto il suo regno, per mano di Ga^far 'ibn Muhammad, emir di Sicilia; il quale aveala assediata per nove mesi ed avea sconfitte le forze venute di Costantinopoli per soccorrerla; [dopo la quale vittoria Ga^far] espugnava la città e facea darle il sacco. Tutti [i cronisti] poi convengono nel fatto che 'Ibrahīm navigò dall'Affrica verso la Sicilia;

Note a pie di pagina

1 (1) Atragile.

2 (2) Fazzoletto di seta.