Textus Originalis
§ 15. Dal capitolo su la morte del sultano 'Abū Zakarīā (Yahyà 'ibn 'abī Muhammad, figliuolo dello šayh 'Abū Hafs, sultano dell'Affrica propria) (1). Giunse anche in Sicilia la nuova che l'emiro 'Abū Zakarīā era morto il dì ventidue di gumādā secondo dell'anno seicento quarantasette (2 ott. 1249). I Musulmani di quell'isola soggiornavano nella città di Palermo, e il sultano ('Abū Zakarīā) avea stipulato in favor loro col principe dell'isola il patto della uguaglianza de' diritti civili (2), sì ne' paesi e sì nelle campagne. E così eran vissuti tranquilli, finché i Cristiani, risaputa la morte del sultano, piombaron loro addosso; onde i Musulmani si rifuggirono nelle castella e nei dirupi e si posero sotto il comando di un ribelle (3) [della tribù] dei Banū ^Abs. Il tiranno della Sicilia assediolli nel loro fortalizio in sul monte; li circondò
Note a pie di pagina
1 (1) S, I, 409. Manca in D questo con molti altri capitoli.
2 (2) Il testo ha išrāk, corretto dal Fleischer ištirāk « partecipazione ». Aggiungo ne' « diritti civili », perchè credo si tratti dell'uguaglianza di cotesti diritti tra Musulmani e Cristiani, compreso il diritto di proprietà. Il baron De Slane, Berbères, II, 335, ha tradotto: « Les Musulmans de Palermo jouissaient des mêmes « droits que les Chrétiens, tant dans la ville que dans les campa« gnes ». Ma il diritto non si limitava di certo alla città di Palermo, ancorché l'autore metta al singolare i due vocaboli « paese e campagna » che mi par vadano intesi genericamente.
3 (3) Il testo ha tāyr, che significa, tra le altre cose, « demagogo, capo-banda, rivoltoso ». Furon così chiamati in Spagna i caporioni che presero i pezzi del caduto califato di Cordova. In generale vuol dir chi si mette fuor della legge, eroe o masnadiero ch'egli sia. Appellan così anche i pirati. Cf. St. de' Mus., III, 597 seg., e Dozy, Suppl., I, 166.