Textus Originalis

e Yahlāf 'ibn 'Umgār, šayh dei Nakkāritī: che son due rami diversi di setta hārigita. Assalì quest'isola l'ammiraglio (1) principe della Sicilia, vicario di Federigo, figliuolo del re d'Aragona e di Barcellona. L'armata capitanata da costui sommava, come si dice, a settanta legni, tra corvette e galee. I Cristiani osteggiarono parecchie volte gli abitatori di quest'isola; alfine se ne impossessarono; la depredarono e portaron via in cattività uomini, donne e fanciulli: ottomila [persone], a quanto dicono. Avean già buttati nelle fogne de' bambini lattanti. Questa catastrofe fu delle più spaventevoli che patissero i Musulmani. Indi i Cristiani fabbricarono un castello in riva al mare; lo stiparono di soldati e d'armi e, posero sopra gli abitatori il balzello di cento mila dinar all'anno. Nonostante la morte dell'ammiraglio, avvenuta al principio del secolo (VIII dell'egira, il quale incominciò il 16 settembre 1300), l'isola rimase in potestà dei Cristiani fino allo scorcio dell'anno settecenquaranta (giugno 1340), quando Iddio la rese ai Musulmani, siccome per noi sarà narrato. § 17. Come 'Abū Yahyà 'al Lahyānī, Šayh 'ad dawlah (l'anziano della dinastia hafsita) di Tunisi, andò all'assedio delle Gerbe e quindi tirò innanzi nel pellegrinaggio (2).

Note a pie di pagina

1 (1) Il testo ha 'al m.rākih. Confondendosi molto facilmente nella scrittura arabica la k con la l, parmi si debba leggere 'al mīrālīah « l'ammiraglio », cioè il famoso Ruggiero Loria. Si riscontri il Muntaner, op. cit., Cap. cxlvij, e gli altri contemporanei citati da me nella Guerra del Vespro Siciliano, Cap. XI. Il vocabolo sāhib, che ho tradotto, al solito, « principe », è usato anche col significato di « governatore, capo, ecc. ».

2 (2) S, I, 487, versione II, 427. Si tratta della stessa impresa descritta da 'At Tigānī nel nostro Cap. XLV.