Textus Originalis

« Noi non abbiam lasciato ai Franchi che delle chiese « e de' monasteri distrutti: la moschea rimarrà tal « quale; i riti dell' 'islām si compiranno, e il wālī « dei Musulmani terrà il governo dei distretti e delle « masserie ». Convenuti i due principi in questi termini, fu stipulata tra loro la tregua per dieci anni, cinque mesi e quaranta giorni, incominciando dal ventotto di rabī^ primo di quest'anno (24 febbraio 1229). Il re dei Franchi si scusò con l'emiro Fahr 'ad dīn, dicendo, che s'egli non avesse temuto di perdere la riputazione, non avrebbe costretto il sultano a nessuno di cotesti patti (1); che non gli premea punto di Gerusalemme, né degli altri paesi, ma che soltanto avea voluto conservare l'autorità sua presso i Franchi. Giurò i patti fermati 'Al Mālik 'al Kāmil, ed anche il re dei Franchi: e d'ordine del sultano fu bandita in Gerusalemme la grida che uscisserne i Musulmani, e fosse consegnata la città ai Franchi. Grandi furono i pianti, le querele e i lamenti [tra i Musulmani]: gli 'imām e i muāddin di Gerusalemme vennero al padiglione di 'Al Kāmil; dove, [piantati] dinanzi l'uscio, intonarono fuor d'ora l'appello alla preghiera. Di che forte adirato il sultano, comandò di toglier loro i tappeti, le lampadi d'argento e l'altra suppellettile del culto, e li cacciò via, facendo lor dire: « Ora andate dove vi pare e piace ». Questa calamità fu molto grave ai Musulmani, e forte biasimo ne nacque contro 'Al Mālik 'al Kāmil, anzi profondo rancore, per tutte le regioni [abitate da' Musulmani]. Dopo ciò l'impe-

Note a pie di pagina

1 (1) Si confronti col Cap. LII, pag. 252 di questo volume, nella quale le stesse parole son messe in bocca di Federigo, con una sola variante.