Textus Originalis
ratore mandò a chiedere Tibnīn col suo territorio, ed 'Al Kāmil gliene fé' consegnare. Domandò anco la permissione di entrare in Gerusalemme, ed 'Al Kāmil gli assentì [anche questo] e mandò in suo servigio il cadī Šams 'ad dīn, cadī di Nābulus. Questi andò coll'imperatore alla moschea di Gerusalemme e fece seco lui il giro di tutti i santuari. L'imperatore ammirò molto la moschea 'Al 'Aqsā e il rimanente della Sahrā, e salì sui gradini del pulpito. Visto un prete (1) che, col vangelo in mano, volea entrare nella moschea 'Al 'Aqsā, lo cacciò via, lo sgridò d'esser venuto e giurò: « Se alcun « Franco ritorna qui senza permissione, io gli farò « torre via [quell'arnese] nel quale [ei tiene] gli « occhi. Noi non siamo altro che servi e schiavi « Negri di questo sultano 'Al Mālik 'al Kāmil, il « quale ha concesse a noi ed a voi coteste chiese, per « bontà sua: nessuno di voi ardisca di trapassare i limiti « ch'egli ha assegnati ». Il prete se ne andò via tremando di paura. Il re passò ad albergare in una casa: e il cadī di Nābulus avea ordinato ai muaddīn che smettessero quella notte l'appello alla preghiera. E così stettero zitti. La dimane il re disse al cadī: « O perchè i muadđīn non han fatto l'appello dai minaretti? ». Quegli rispose: « Il servo l'ha vietato « loro, per rispetto e riverenza verso il re ». E Federigo a lui: « Tu sbagli, per Dio! Il motivo principale « per cui ho passata la notte a Gerusalemme era di
Note a pie di pagina
1 (1) Si confronti col racconto di Sibt 'ibn 'al Gūzī, inserito nel medesimo Cap. LII a pag. 253, 254 di questo volume, e si vegga la nota 2 della pag. 253.