Textus Originalis
15. « Come [que' mercatanti le] vescichette di muschio, così la suora teneva [in serbo] anfore col [fondo] coperto di pece e sotterrato ». 16. « Gittai nelle sue bilance il mio dirham: ed essa spillò dall'anfora il suo dīnār » (1). 17. « Le chiedemmo in ispose quattro sue figliuole, per trastullarci con esse: le verginelle! » 18. « Verginelle di età che poco manca non agguagli i secoli da che splendon le stelle! » 19. « Le sposine ti si presentano a braccia aperte, affinchè tu le prenda alla cintola »: 20. « [Sì che] un conoscitor fine scerne all'odore le più squisite e le trasceglie ». 21. « Quel giovanotto l'ha studiata sì bene la tazza, che d'ogni vino sa distinguer patria (2) ed età ». 22. « Anzi, se tu vuoi, te ne annovera gli anni e ti sa dir chi il vende ». 23. « Ritornando [entrammo in] un alone (3), nel quale [splendean tante] lune, in cima a verghe di bān (4) ».
Note a pie di pagina
1 egli odora di muschio. Sarebbe mai questa similitudine retaggio degli Arabi?
2 (1) Il dirham è moneta d'argento, il dīnār d'oro, e si usano l'uno e l'altro genericamente. Non è mestieri poi spiegar che l'oro qui è il vino di Sicilia, e che il poeta accenna alle bilance, perchè si usava prender la moneta a peso, più tosto che a conto.
3 (2) Letteralmente « la schiatta », ovvero « il succo ». La voce ^asīr, qui usata, significa l'uno e l'altro, e dà luogo ad un bisticcio con 'a^sār « età », al plurale.
4 (3) Proprio l'arabo hālah. Il poeta descrive la sala del festino, alla quale venivano i giovani nobili dopo quella scappata alla bettola.
5 (4) Immagine obbligata de' poeti arabi quando hanno a descri-