Textus Originalis

24. « Il re della festa avea cacciate in bando le cure, sotto pena di morte a qual si ribellasse ». 25. « Già le cantatrici toccan le corde [degli strumenti]: calmano i moti del dolore [negli animi dei convitati] ». 26. « Questa qui stringesi al collo un suo liuto; quella bacia il suo flauto »; 27. « La ballerina gitta il piè a misura della man che picchia la tamburella ». 28. « [Ecco] de' ramoscelli di cera gialla, far mostra di lor fiori di fuoco ». 29. « Diresti che poggino su colonne messe in fila e ragguagliate con giusta misura »: 30. « Co' capitelli sostengon le tenebre e ne squarciano il velo con lor fiamme ». 31. « Par che noi s'aizzi i destini che lor consuman la vita! (1) » 32. « Tornò a mente la Sicilia, ahi, ricordanza che suscita il dolore nell'animo! » 33. « [Ripenso] al paese che fu campo de' miei folleggiamenti giovanili. Che fior di gentiluomini (2) vi soggiornava! »

Note a pie di pagina

1 vere un giovane snello e di bel volto. Qui il paragone s'adatta ancora alla forma della candela ed al lume che ha in cima. Chiamasi bān l'albero della noce moscata, ed una sorta di salice che viene in Egitto.

2 (1) Il pronome femminile si dee riferire a « colonne », ossia alle candele. Il verso seguente, che nomina la Sicilia, mi ha fatto sperare per un momento che quel pronome ricordasse la popolazione musulmana dell'isola, i cui destini erano affrettati dalla vita scioperata e dalla guerra civile. Ma non possiamo supporre che il poeta avesse preferito questo concetto a quello che si accorciasse la vita delle candele.

3 (2) Banū 'az Zarf « Figli del Zarf », che ha significato pro-