Textus Originalis
1. « Quand'ella viene, rassereno la guancia e mi fo incontro a baciar la sua mano ». 2. « Attacco i miei spiriti vitali (1) all'alito di lei, che rinfreschi questo cuore afflitto ». 3. « Ella m'accarezza con mano d'incantatrice: il suo velo [cascato sembra un] mazzo di fiori molli di rugiada ». 4. « Sento olezzare al venir suo l'aura mattutina: così l'infermo tra gli [amici che gli fan] visita conosce chi è il medico (2) ». 5. « Perchè vo ancora vagando in [tanti] paesi? Fu dunque oroscopo del nascer mio la peregrinazione? ». 6. « E sciuperò sempre le forze dell'animo mio a correre dietro ad una speranza che si va dissipando nei confini di questa e di quell'altra terra? » 7. « Quanti deserti ho io valicati sul [dorso di] generosa camela, lasciandomi addietro sentieri (3) sanguinosi e bocche spumanti [di belve]! » 8. « [La mia camela!] Che le dia lode e poi lode chi vive ancora, perch'essa tagliar [seppe in mezzo] l'arsa pianura »;
Note a pie di pagina
1 (1) Leggo col codice 'agnānī plurale di ganān, che, tra tante altre cose, significa « il cuore, lo spirito, l'anima ». Il prof. Fleischer, nelle Nuove annot., pag. 44, ha proposta la lezione 'agnāb, « lati, costole, fianchi »: onde il poeta direbbe: « Avvicino alle mie costole gli aliti di lei, perchè rinfreschino », ecc.
2 (2) Il medico dunque portava addosso le droghe da amministrare agli ammalati?
3 (3) Leggo mansim, come il Fleischer ha corretto il mabsim del testo, che significherebbe « denti ».