Textus Originalis

20. « Ahimé, fin quella immagine che mi solea rendere beato venendo [a visitarmi nel sonno], or s'allontana, crucciata, dal mio giaciglio ». 21. « Chi sa? Fors'ella mi disconosce [adesso] (1), al mutato aspetto, al corpo emaciato, alle chiome che biancheggiano », 22. « Se va noverato tra gli assenti chi manca [dal suo paese parecchi] mesi, [che dirassi di me] che conto gli anni della lontananza con le unità sopra le diecine? (2) ». 23. « Tenni, lì nel cielo orientale, il posto dal quale si levava una stella, e rimane vuoto or ch'io sono asceso tra [più] fulgid'astri (3) ». 24. « Finché la mia voce si farà sentire ad Orione [lassù] nell'etra, ascolterai tu i peregrini detti ch'io vo improvvisando (4) ». 25. « Quanti fratelli d'amore lì [in quella terra]

Note a pie di pagina

1 (1) Letteralmente: Forse l'ha ritenuta un cambiamento del mio aspetto [cagionato] da..., ecc.

2 (2) Questo verso manca in V. Ad una lezione di P, che significava « arene », il Fleischer n'ha sostituita una che vuol dir « pochi anni », avendo quella forma di plurale che gli Arabi danno, in alcuni vocaboli, a numero non maggiore di tre. L'ultima parola del verso ha la forma di plurale più esteso del medesimo singolare. Indi parmi evidente che il poeta abbia voluto significare le unità aggiunte alle diecine.

3 (3) Si veggano nell'Append., Nuove Annot., p. 70, le tre varianti proposte dal Fleischer in questo verso. Io ne accetto le ultime due, non la prima, e però traduco « vuoto ». Il poeta, che non fu punto modesto, afferma ch'entrando nella pleiade dei poeti spagnuoli, egli avea lasciato vuoto in Sicilia il posto donde si levò la sua stella.

4 (4) Se non erro, il poeta si rivolge a dirittura con questo verso ad 'Al Mu^tamid, principe di Siviglia, alla corte del quale egli era stato chiamato.