Textus Originalis

33. « I congiunti non sentono carità di parentela: bagnan le spade nel sangue de' congiunti »; 34. « Onde [tutti insieme] non hanno maggior possa, che una mano le cui dita non si piegan l'uno a seconda dell'altro! (1). 35. « [E pur son] uomini (2), che se li [vedi] nel bollor dell'ira, ameresti meglio [affrontare] i lioni quando assaltan la preda ». 36. « Pugnano là dove la mischia è più fitta: brandiscono [acciari] che in lor mani sembrano folgori [guizzanti] tra le nubi ». 37. « Il dì che si vibra la bruna lancia, le mani loro menan tutti a un paro: anco (3) i lioni, [se lor vien fatto] mentre spronan contro le volpi ». 38. « Trottano su snelli corsieri, il cui nitrito fa suonare in terra de' nemici lunghi pianti di prefiche ». 39. « Sotto lor protese lance vedi gli orecchi dei cavalli, appuntati che rassembran penne (4) da scrivere, intaccate a sbieco ». 40. « Le [punte di lancia] che [i cavalli] recan qua e là drizzate a' capi [de' nemici], ti sembrano stelle cadenti che solchino il cielo (5) ».

Note a pie di pagina

1 (1) Letteralmente: « quanto le dita le cui falangi », ecc. Manca questo bel verso in F.

2 (2) P ha in vece: « prodi ». Questo verso e i due seguenti sono stati tradotti dal baron De Schack, op. cit., II, 25, 26.

3 (3) Leggo kilā, come in P e nel testo stampato.

4 (4) Così traduco qalam, per mostrare più pronto il paragone. Ognun sa che gli Orientali scrivono col calamus, come gli antichi. I calligrafi arabi fan la tacca trasversale in punta del qalam, con l'angolo acuto a diritta.

5 (5) Contro il solito ho tradotto liberamente questo verso, per mo-