Textus Originalis

24. « O figliuola del grande della tribù, grandezza è forse sollevare [una speranza] che giace, [e poi deluderla] quando sta a te [di appagarmi]? » (1). 25. « Ti sei fatta alacremente a spezzare il [nostro] legame: dilicata donzella sei tu, avvezza agli agi ». 26. « Veggo sinistri volti con la stampa della tua schiatta (2): per cagion di quelli ti s'aggirano intorno i Fati (3) ». 27. « Che hai tu che ci fuggi, come fanno i [tuoi]? Nudri dubbio tu forse su l'indole nostra? » 28. « E quando ci compirai la promessa? Tu avara [sempre] ne' fatti; liberale alle parole! » 29. « Mi tieni a bada con finte ripulse: quelle sì che tolgono ad 'Imrū 'al Qays il biasmo [del troppo ardire] (4).

Note a pie di pagina

1 (1) Letteralmente: « grandezza è forse che tu sollevi un depresso, la condizione del quale è in tuo [arbitrio] ». Ma il verbo che traduco sollevare, significa ancora « mettere al nominativo »; l'aggettivo « depresso » vuol dir anche genitivo; e il sostantivo « condizione » significa anche accusativo. Il poeta fa dunque un bisticcio con tre termini grammaticali: e questa che a noi sembra insopportabile freddura era squisita eleganza nel Parnaso d' 'Ibn Hamdīs. Chi sa poi se non si asconda qualche altro significato in quei tre termini?

2 (2) Letteralmente: « Veggo occhi biechi, congeneri per natura ai due occhi tuoi ».

3 (3) 'Agal, plurale 'āgāl, vuol dire « termine stabilito » e particolarmente quello « assegnato alla vita ».

4 (4) Letteralmente: « Per tenermi a bada tu usi quella finzione di durezza ond'è tolto il biasimo ad 'Imrū 'al Qays ». Mi par che 'Ibn Hamdīs, ammiratore e, spesso, plagiario di quel celebre poeta, alluda a' vanti ch'esso facea narrando i suoi amori con la cugina 'Unayzah. Si vegga il luogo nella edizione di Arnold,