Textus Originalis

30. « La tua bocca giura di baciarmi, per avverare [l'adagio], che puzza la [stanza] dove racchiudensi i vasi d'odori (1) ». 31. « [E pur] se mi fosse stata divelta l'anima dalle vene, me l'avrebbe resa la dolce saliva [succiata ne'] tuoi labbri! (2) ». 32. « Veggo biancheggiare nel tuo braccio l'armilla d'avorio che il serra; ma il gemmato bustino (3) ciurla (4) nella tua cintola ». 33. « Tu rassembri la fresc'acqua che [spesso] rende la vita; ma se uom la tracanna a furia, l'uccide ». 34. « Chi s'affida che tu [nol meni] a morte e non tradisca l'amor suo, con quello sguardo rapace e quel piglio superbo? » 35. « L'orgoglio è tuo retaggio (5); se l'indossi,

Note a pie di pagina

1 pag. 6 segg., e particolarmente a pag. 11, il verso 23, nel quale il poeta dice alla sua bella tra le altre baie: « M'è pur avverato che « donna gelosamente custodita, nella cui tenda nessun potea pene« trare, si sia lasciata a poco a poco metter le mani addosso da me ».

2 (1) Non mancano i soliti bisticci: qasīmah vuol dir « giuramento » e « vasi di odori »; mitfal « puzzolente » significa anco « sudicio, paltoniere ». P ha nel secondo emistichio la variante di qualche copista nemico delle donne: « Quel che detta il giuramento è un mitqāl », ossia una moneta d'oro.

3 (2) Letteralmente: « da' tuoi denti incisivi ».

4 (3) Wišāh, cinto di cuoio ornato di fili di gemme intrecciati. Da questo ha preso nome il metro moderno, detto Muwaššahah, del quale ho fatta parola nella St. dei Mus., III, 739 segg.

5 (4) Rendo con questo verbo l'aggettivo gawwāl, ch'è da leggere in fin del verso, secondo l'ottima correzione del Fleischer.

6 (5) Così traduco, per dare un vocabolo che tutti possano intendere, il habīs del testo, che significa « lascito di mano morta, beni inalienabilmente legati in uso pio ».