Textus Originalis
chiude mai le ciglia; sia l'usignuolo che non conobbe mai conforto? » 41. « Tu mi rammenti [o canzone] il tempo della gioventù ch'è ito: allora le voluttà mi sfilavano dinanzi, ed io le rapia tutte », 42. « [Nel] rigoglio d'una vita, nella quale il corso de' tristi pensieri arrestavasi, come [si rappiglia] il liquido vetro tirato dall'artefice (1) ». 43. « O patria, fuor del cui grembo vivemmo il mattino e non siam giunti a sera, che vi torniamo [sempre] con l'animo! » 44. « Quivi fanciullo io crebbi tra le grandezze; e folleggiai nei dì dell'adolescenza [che svaniron come] faville ». 45. « Le negre cure or mi coprono di bianche ciocche: [ahi che] mentre era io sciolto d'ogni cura fu guasto il mio nido! » 46. « Lasciate le patrie sponde, trapasso i deserti: di lor belve, mi si fa innanzi il lione e lo struzzo ». 47. « Soleva io meriggiare tra le rose e i gigli; or mi do' al sonno nell'[acre] odore della mimosa (2) e del dāl (3) ».
Note a pie di pagina
1 (1) Letteralmente: « nella quale le mie cure si rappigliavano come il liquido si tira in vetro ». Il verbo « tirare » risponde a quella maniera di lavoro ch'esprime il verbo barā del testo: « temperare il calamo, affinare il legno d'una saetta », e simili.
2 (2) Talh, mimosa gummifera, ovvero un'altra sorta di acazia d'Egitto, Nubia ed Higāz. V. Lane, Dizion., lib. I, pag. 1865.
3 (3) Loto salvatico ed un altro albero o arbusto del Yaman, di odore acutissimo, che si sente molto lontano. Lane, Dizion., I, 1816.