Textus Originalis

alla mossa di questo [principe] contro la fortezza di Labīt (Alédo, tra Murcia e Lorca) vicina ad Almeria. Essendosi un de' conti cristiani rifuggito in quella fortezza con parte delle genti di Alfonso, 'Al Mu^tamid andò ad assediarla insieme con gli Almoravidi, e la strinse duramente fino allo entrar dell'inverno. Levato allora l'assedio, ritornò in Siviglia; dove il poeta gli recitò questa qasīdah, il dì che i notabili del paese andavano a dargli il benvenuto (1): « L'altezza della tua possanza sbalordisce le menti; essa tale è che i due luminari (2) le restan di sotto, ecc. ». o) Muhammad 'ibn ^Abbād fu poi spogliato del suo reame (1091-2); menato a Tanger e indi ad 'Agmāt, dove Yūsuf 'ibn Tāšufīn lo incarcerò. E stava da poco in prigione, quando ^Abd 'al Gabbār gli inviò la qasīdah seguente: « Che la morte tronchi i miei giorni, s'io rimango spensierato, mentre tu giaci ne' ceppi afflitto, ecc. (3) ».

Note a pie di pagina

1 (1) P, fog. 54 verso; V, fog. 41 verso. Testo, Bibl., 570, lin. 6. Nell'intitolazione ho seguite a preferenza le varianti di V. Son 37 versi. Intorno questa fazione e il nome della fortezza assediata, cf. Dozy, Hist. des Musulmans d'Espagne, IV, 210, segg. L'assedio di Alédo, del quale qui si tratta, sembra un primo tentativo, non già quello narrato dal Dozy, vol. citato, pag. 214, che seguì nel 1090. V. anche lo stesso autore, Hist. Abbadid., II, 39, 201, 202.

2 (2) 'An nayirāni. Non credo il poeta tanto modesto da contentarsi del sole e della luna. Probabilmente egli allude alle due stelle più brillanti della Costellazione de' Gemini. V. Schjellerup, Descript. des Étoiles fixes, pag. 39.

3 (3) P, fog. 57 verso. Son trentasei versi. Testo, Bibl., 571, lin. 1.