Textus Originalis
p) 'Al Mu^tamid ^alā 'Allah, che Iddio abbia misericordia di lui, spedì dalla sua prigione ad 'Abd 'al Gabbār un componimento che cominciava così: « Ecco uno straniero prigione in terra magrebina, sul quale convien che pianga il pulpito e il trono (1) ». Con questo componimento egli chiedea risposta. Fecela 'Ibn Hamdīs nel tenor che segue: « T'è avvenuto gran disastro, di que' che toccan [solo] ai grandi: ti oltraggia la fortuna, dalla quale tu hai difesi gli [oppressi], ecc. (2) ». q) Andato poscia ^Abd 'al Gabbār a visitare 'Al Mu^tamid in 'Agmāt, accadde che un servo lo rinviasse dicendogli: « Adesso, non è in casa ». Allora 'Abd 'al Gabbār, tornato al suo albergo, mandò a dire ad 'Al Mu^tamid ch'era venuto e avea dovuto tornare addietro. Ciò rincrebbe al [principe]; ond'egli sgridò il servo, e il giorno appresso si scusò appo 'Ibn Hamdīs con questi versi: « Non m'hai veduto; ma per Dio non è mia colpa.
Note a pie di pagina
1 (1) P, fog. 59 recto. Testo, Bibl., 571, lin. 6. Sono nove versi. Cf. Dozy, Abbadid., I, 62, 146, e 'Ibn Hallikān, ediz. Slane, testo, I, 421; ediz. Wüstenfeld, fasc. IV, 110. Do qui la traduzione del primo verso che fu tralasciato nel testo della Bibl.
2 (2) P, fog. 59 recto e verso. Questo codice dà undici versi. Ne troviam sei nella Harīdat 'al qasr, qui appresso, Cap. LXIII, § 11, e tre soltanto in 'Ibn Hallikān, qui appresso, Cap. LXVIII, § 4, che sono il secondo e i due ultimi di P. 'Ibn 'al 'Atīr, poi, ne dà quattro, presso Dozy, Abbadid., II, 44. Nel secondo emistichio ho seguita a preferenza la lezione d' 'Ibn 'al 'Atīr e della Harīdah.