Textus Originalis
e) Narra l'attentato di tre uomini contro il detto principe, il quale fu salvato dal Sommo Iddio; ma il suo vizir, lo šarīf ^Alī 'ibn 'Ahmad 'al Fihrī (il Coreiscita), rimase ferito in quel fatto, sì che ne morì. La gente piombò poi sugli assassini; li ammazzò; e infine [i loro cadaveri] furono appesi a' pali, in Zawīlah. Metro kāmil (1). « Chi è difeso dal destino, no che nol può toccare ginn (2) ne' uomo, ecc. ». f) In lode di Yahyà 'ibn Tamīm 'ibn 'al Mu^izz. Metro tawīl e rima mutawātir (3).
Note a pie di pagina
1 (1) F, fog. 57 recto. Testo, App., 19, linea 3. Il fatto è narrato così nel Bayān, ediz. del Dozy, I, 314: L'emir Yahyà, nel salire al trono il 501 (1107-8), avea banditi parecchi dei suoi fratelli. Avea poi messa su un'officina d'alchimia, spendendo molto a stipendiare gli adepti e provvederli di strumenti. Or l'anno 509 (27 maggio 1115-15 maggio 1116), presentatiglisi due o tre sconosciuti che si diceano Berberi della tribù di Masmūdah e peritissimi alchimisti, egli li ammesse nel suo laboratorio e li sollecitò a svelare il gran segreto. Assentirono a condizione che fosser soli con lui e col suo vizir. Così, andato il principe con quest'ultimo ed uno schiavo, si diè mano all'opera. Fatto il crogiuolo, gittatovi il piombo, e messolo al fuoco, i due alchimisti finsero di cercarsi tra' panni l' 'iksīr (elisir) che dovea fare il miracolo di mutar il piombo in oro: e invece di quello, cavarono i pugnali; uccisero il vizir e lo schiavo e ferirono gravemente Yahyà, dicendogli: « Cane, siamo i « tuoi fratelli, tale e tale, che hai banditi per impadronirti del « trono ». Alle grida accorsero gli schiavi ed uccisero gli assassini Yahyà, non guarito al tutto delle ferite, morì lo stesso anno. V. anche 'Ibn 'al 'Atīr, ediz. Tornberg, X, 331 segg. Nel presente capitolo, § 19, diamo alcuni versi dell'elegia che scrisse 'Ibn Hamdīs per la morte del vizir.
2 (2) Esseri immaginarii, dei quali era principe Salomone. Non occorre dirne altro a' lettori delle Mille ed una notte.
3 (3) F, fog. 62 verso. Testo, App., 27, lin. 10.