Textus Originalis
(25 maggio 1115 - 15 maggio 1116), [alla morte] del suddetto (Yahyà 'ibn Tamīm), per consolare il figliuolo 'Abū 'al Hasan ^Alī e rallegrarsi della sua [esaltazione] al governo (1). « Spada non si ripone, ecc. ». f) Elegia per la morte dello [emir] Yahyà ed (augurii per la esaltazione del suo figliuolo) l'emiro ^Alī 'ibn Yahyà. [Il poeta] tocca l'errore dell'astrologo che avea date a intender tante [fole] e descrive la sottomissione dell'isola delle Gerbe (2). « Basta all'islamismo la tua spada contro l'aggressione degli Infedeli: che ti sei gittato sugli assalitori e [n'hai riportata] gloria e trionfo (3) ». « Tu possiedi tal fuoco che va a trovare [i nemici] galleggiando su l'acqua, e s'accende con focili [di nuova foggia]: focili senza coda (4) ».
Note a pie di pagina
1 (1) F, fog. 48 recto. Testo, App., p. 19, lin. 7. Segue il primo dei versi che abbiam dati nel Cap. XXXV, vol. 1°, pag. 452 segg.
2 (2) F, fog. 49 recto. Testo, App., p. 19, lin. 10. Va corretta così l'intitolazione che dice: « Elegia per T a h y à figliuolo di ^Alī 'ibn Yahyà ». Non vi fu principe zīrīta di cotesto nome. D'altronde sappiamo che l'isola delle Gerbe fu ridotta all'obbedienza da ^Alī. V. 'Ibn ^aldūn, qui sopra, Cap. L, § 18, pag. 219 di questo volume.
3 (3) Dopo questo esordio il poeta discorre largamente la fallacia degli astrologi e degli indovini. Ricorda tra le altre cose gli sciocchi vaticinii degli Adoratori delle stelle su la missione profetica di Maometto. Poi le fazioni combattute dalle forze di ^Alī contro gli abitatori delle Gerbe e la sottomissione di questa isola. E qui si leggono i seguenti due versi.
4 (4) Si tenga a mente che il focile degli Arabi era quello antichissimo di tutti i popoli: il bastoncello frullato nel buco d'un asse.