Textus Originalis
tiamo al collo i brandi, a guisa di monile (1), si sovverranno delle loro figliuole [menate] in cattività ecc. ». k) In lode del medesimo. Metro tawīl e rima mutawātir (2). 1. (1) « [Vien] forse dal muschio (3) dell'adolescenza [quest'odore] che sento nell'auretta del Negid (4), il cui soffio è per me impregnato di piacere? » 2. (63) « Harbīyah (5) costruite sotto l'oroscopo
Note a pie di pagina
1 (1) « Cingiamo » direbbesi in italiano. Gli Arabi portavano la sciabola ad armacollo.
2 (2) F, fog. 32 verso. Testo, App., 18, lin. 1. Questa qasīdah, come tante altre che notiamo nel presente paragrafo, fu dettata in occasione della festa di 'Al Fitr, ossia del « rompere il digiuno »: come noi si direbbe la Pasqua. È la festa chiamata in oggi da' Turchi il gran Bayrām, e si celebra il primo di šawāl, dopo il digiuno del ramadān. Il poeta comincia con l'amore, continua con la guerra e finisce con le buone feste. Egli accenna alla supposta origine della dinastia zīrīta, i principi della quale credeano discendere dagli antichi re Himyarīti del Yaman, e prolungavano con piena sicurezza la linea retta infino ad Adamo. Ritornando al principe lodato, 'Ibn Hamdīs gli dice che da una mano egli difendea le frontiere confinanti coi qāyl dei Negri, mentre dall'altra i suoi eserciti volavano su l'onda. E così continua co' versi che noi traduciamo e che furon già dati nella citata Memoria del 1876. Qāyl era per l'appunto il titolo dei re Himyarīti.
3 (3) Nel linguaggio metaforico dell'Oriente, muschio vuol dir capelli castagni. Solito bisticcio con l'odore.
4 (4) Metto questo notissimo nome geografico con la ortografia usuale: l'arabica, secondo il nostro metodo di trascrizione, è N a g d; il qual vocabolo significa terreno elevato e sassoso. Traduco auretta la voce s a b ā, « venticello orientale ».
5 (5) Navi da guerra. V. la pag. precedente, nota 4.