Textus Originalis

« Le camomille (1) della tua bocca [gittano uno] splendore; uno splendor come quello che [balena ne' denti] dell'antelope fugace ecc. ». r) In lode di 'Abū 'al Hasan ^Alī 'ibn Yahyà. Metro basīt (2). Questo è un 'ibtidā' (incoativo) che ha per habar (enunciativo) le cose eccelse. [Basta] presentarlo, ed ecco che v'inclina il giovane al par che l'uomo [maturo] (3). s) In lode di 'Abū 'al Hasan ^Alī 'ibn Yahyà sopraddetto (4). « Essa allontanò da lui i malevoli e le linguacce: e fu come se gli avesse riempite le mani di regali ecc. ». t) In lode del medesimo. Metro tawīl e rima mutadārik (5). « Finché gli occhi tuoi saranno lungi dalla terra di Wāyl (6), la loro guardatura spirante benignità (7) annaffierà [tutti quanti] ».

Note a pie di pagina

1 (1) Nel linguaggio metaforico de' poeti arabi, i denti bianchi si chiaman fiori di camomilla.

2 (2) V, fog. 56 verso. Testo, App., 22, lin. 2.

3 (3) La grammatica era tanto in onore presso i letterati Arabi che ne usavano il linguaggio tecnico anco i poeti.

4 (4) V, fog. 71 verso. Testo, App., 36, lin. 12.

5 (5) F, fog. 74 recto. Testo, App., 36, lin. 5.

6 (6) W ā y l o w a y l è analogo al m. latino ed al nostro « guai ». Dicono ancora gli autori di alcuni dizionarii arabi, esser nome di una valle, pozzo o porta, non si sa, dello inferno; e che vi è tanto caldo da liquefar le montagne se vi si gittassero.

7 (7) Traduco benignità il vocabolo mahāyl, plurale di mahīlah, che vuol dir « nube che promette la pioggia », e però sembiante di beneficenza, ecc.