Textus Originalis

8. « [Ovvero] è da paragonar quelle [punte] a gocciole d'acqua che spuntano luccicando su le vette de' ramoscelli in mezzo al padule ». 9. « [V'era anco] dei nugoli, riposti nel cavo delle farètre; la pioggia de' quali son saette dei Zang (1) non mica gocciole [d'acqua] ». 10. « E tai destrieri, che a petto a loro i cavalli de' Barbari ti sembreranno di razza asinina; non già quella degli asini del deserto (2) ». 11. « Par che su que' [cavalli, o piuttosto] aquile, [seggano] de' lioni, dalle zanne sterminatrici e dagli occhi di bragia ». 12. « Il color del sangue [di che son tinti] somiglia a quel dei vini che bevono [i Cristiani]: ne rosseggia la bruna lama delle [nostre] sciabole ». 13. « Ecco i Banū 'al 'Asfar, hanno i visi gialli di paura: e vuote le mani che andavano in cerca [di rapina] (3) ».

Note a pie di pagina

1 stampa nell'Appendice, Nuove Ann., pag. 64, ultimo lineo. Il Fleischer a proposito di questo verso mi scrivea: « Vous avez raison de « vous récrier contre la monstruosité de la métaphore, mais il faut se « résigner. Les lances des bons Musulmans se réjouissent d'avance du « plaisir de plonger leur pointes dans le sang des maudits Incrédules, « semblables aux cordes des norias qui plongent les sceaux attachés « à leur bouts dans l'eau d'un fleuve ». Ma accettando quest'ultima parte della interpretazione del dotto professore di Lipsia, non ammetto la prima. Al verbo s u r r a « gioire », come lo rende qui il Fleischer, mi è parso dar l'altro significato, che troviamo nel Lane, cioè « introdurre il bastoncello del focile nell'asse da cui dee trarre il fuoco ». C'è lì una metafora magnifica, che 'Ibn Hamdīs non potea lasciare indietro.

2 (1) Popoli che han dato il nome alla costiera di Zanzibar. V. il § 9 di questo Capitolo, nota al verso 25.

3 (2) Gli onagri.

4 (3) Il poeta intesse qui un bisticcio su la radice s a f i r a , che