Textus Originalis

« Oh se gli uomini del secolo avessero avute le sue virtù, sì che il mondo avrebbe seguite vie oneste! » « Il nunzio di lutto mi pervenne in paese lontano: oh sgomento mio quando seppi [tanta] sventura! » « Rosseggiò il bianco della mia fronte e biancheggiò la bruna mia chioma ». « Ramingo io viveva in altra terra: e lì chi badava alle [angosce] dello straniero? » b) Elegia in morte di una sua zia, che Iddio le sia benigno, trapassata in Sfax. È indirizzata al suo cugino 'Abū 'al Hasan ^Alī 'ibn Husayn 'ibn 'abī 'ad Dār, il Siciliano (1). « Futil (2) parlare è il parlar di sventure: arrendersi (3) al destino è [mestieri] come in guerra l'[usare] stratagemmi, ecc. ». c) Elegia in morte della sua moglie, quella che

Note a pie di pagina

1 perduti i ricordi delle passate generazioni, e dopo un cenno su le virtù del defunto, senza altre allusioni a fatti politici né a vicende domestiche, leggonsi i seguenti versi, che per uno sbaglio non mandai a stampare nell'Appendice.

2 (1) F, fog. 8 verso. Testo, App., 13, lin. 2. Il padre della zia lodata si chiamava Muhammad; era uom virtuoso, vissuto fino all'estrema vecchiezza. Ecco tutto quel che si può cavare da quest'elegia. Il resto son luoghi comuni.

3 (2) G a l a l, che propriamente significa « grave, terribile, di gran momento », qui è usato nel senso contrario, come nel noto verso di 'Imrū 'al Qays per la morte del padre: « I Banū 'Asad hanno ucciso il signor loro! A fronte di ciò ogni altra cosa è una bagattella! ».

4 (3) Vale qui « arrendersi » lo stesso vocabolo che significa « pace »; ond'ecco l'antitesi con « guerra » che segue.