Textus Originalis
Iddio statuì [guiderdone] d'avvicinarsi a lui nel beato soggiorno ». 7. (32) « O quante terre (1) fioriano ne' confini de' Politeisti, ch'ei le corse, e al nuovo albore eccole un deserto! » 8. (33) « [Le assalì] coi navigli, entro i cui fianchi vederi le donzelle de' Rūm che si tapinavano, e n'adivi lo schianto; » 9. (34) « Le avresti dette gazzelle [riparate] in una grotta che gemano a' ruggiti del lione ascoso nella macchia ». 10. (35) « Tutti i còlti ch'ei cavalcò (2) ti sembran [adesso] vestiti dell'ammanto (3) di quella notte ». 11. (36) « Ad ogni passo (4) del serpeggiante cammino ch'ei batté nelle tenebre, aggiornano i corvi [nunzi!] di danno ». 12. (37) « Alberi carichi d'acciaio, fioriti di taglienti spade », 13. (38) « Fruttano nubi (5) [sparse] nelle acque, di che rimangono illuminati gli sprazzi dell'onda », (1) M a ^ m ū r a h, che vuol dir « luogo coltivato o abitato » o l'uno e l'altro insieme. Veggasi nel Cap. VII la mia nota 3 a pag. 48 del 1° volume, circa il significato del verbo onde vien questo aggettivo. (2) I tre vocaboli ch'io rendo così posson significar anco: « Tutti gli abbozzi ch'ei lesse ». 'Ibn Hamdīs è sempre ghiotto di equivoci. Traduco « còlti » il singolare m u s w a d d « nereggiante », che si dice dell'abbozzo d'uno scritto, e qui evidentemente della campagna coltivata. Così fu chiamata S a w ā d la Mesopotamia, perchè con le sue pianure verdeggianti destò la maraviglia degli Arabi, avvezzi al colore di lor sabbie e sassi ignudi. (3) Letteralmente: « pelle ». Vuol dire ch'era tutto guasto ed arso. (4) Letteralmente: « in gran parte di esso ». (5) Il testo ha 'ayn, che qui si potrebbe tradurre « oro ».