Textus Originalis
12. « O crudeltà: ed io sto per morire! » 13. « Sdegnosa, inaccessa a pietà, » 14. « Non rifugge dal romper la fede che mi diè: » 15. « Tace ostinata; » 16. « Tiranna, ingiusta; » 17. « Diversa da quella che fu un giorno. » 18. « Oh felice chi le sta accanto! ». § 2. Ho studiato un libro scritto in 'Al Mahdīah da un letterato di questi nostri ultimi tempi, il quale fa ricordo degli egregii [poeti] di Sicilia (1). Eccone [i nomi]: 'Abū 'al Fadl Ga^far 'ibn 'al Barūn (2), il Siciliano. Dice lo [antologista di 'Al Mahdīah] che questi fu dei più singolari autori di ottimi versi; e ne reca alquanti che trattan del vino e [veramente] ricreano gli spiriti (3). Eccone [un saggio], ecc. (4). 'Abū Muhammad 'ibn Simnah, il giurecon-
Note a pie di pagina
1 (1) Questa avvertenza è scritta nel codice a mo' di intitolazione d'un nuovo Capitolo. (2) Una iscrizione arabica, serbata oggidì nella casa comunale di Termini Imerese, ha il nome del paggio Barūn. Si vegga nelle mie Epigrafi Arabiche di Sicilia, Palermo, 1875, in-4°, con fotografie, parte I, n. VIII, pag. 47, e tavola V, n. 2. (3) In questo inciso l'autore fa due bisticci: il primo coi due vocaboli che significano « vino » e « spiriti », ossia animi, i quali vocaboli qui vengono da una stessa radice. Il secondo bisticcio sta nell'assonanza del verbo che traduco « trattare » con quello che significa « essere schietto, puro, limpido » e che nel presente caso non saprei rendere altrimenti che « esilarare, ricreare ». (4) Seguono 19 versi in 4 squarci, il subietto de' quali non è il vino, ma l'amore.