Textus Originalis

molti barbarismi. Ecco uno squarcio tolto da una sua qasīdah (1), ecc. Il giureconsulto 'Abū Mūsā ^Isā 'ibn ^Abd 'al Mun^im, il Siciliano. Scrive [l'antologista] che costui fu uom d'alto affare; argomentatore stringente; [il gran] giureconsulto della [sua] gente; autore di [scritti, ne' quali si ammira] de' concetti originali, vasti e sublimi, ed una lingua [lussureggiante] come i prati quando li inaffia lo scolo di lunghe piogge. [L'antologista] reca di costui delle poesie tali, che ad ascoltarle si risanano le ferite; che la luce della loro bellezza [basta a] dissipare le nubi; e che vanno paragonate alle perle [proprio] di conchiglia ed alle fulgide perle del cielo (2). Ecco intanto lo squarcio d'una sua poesia amorosa, ch'è più dolce della speranza avverata: 1. « O gente greca, tu devi il fio del mio sangue: di te nacque l'assassina mia, la masnadiera ». 2. « È bello dunque fuggir chi t'ama? È lecito [dunque] nella religione del Messia? » 3. « O tu dall'occhio [languido sì che sembri] inferma senza esserlo, e quando [mi] guardi, ecco che il [mio] cuore è sano »; 4. « Dal dì ch'io ti ho vista, ogni maniera di bellezza sembra brutta agli occhi miei (3) ».

Note a pie di pagina

1 (1) Seguono due squarci di versi: nove in tutto. (2) Ho cercato di conservare il bisticcio in quest'ultima coppia, come la chiamano, della prosa rimata. ^Imād 'ad dīn in questi titoletti critici non bada che a fare il bisticcio e ficcare i vocaboli più disusati e le immagini più grottesche. (3) Seguono altri due squarci di versi: nove in tutto.