Textus Originalis
tatrè (1041-2), e che [cominciò a] far versi fanciullo [di tredici anni] il quarantasei (1054-5). Io ho conosciuto in Egitto [dice ^Imād 'ad dīn] chi lo conobbe. Egli visse fino agli ultimi tempi di 'Al 'Afdal (1), ed ho vista la sua scrittura in un diploma con la data del cinquecentonove (1115-6). Ecco alcuni squarci delle proprie poesie, ch'egli dà [nella sua raccolta], ecc. Ed ecco il principio d'un suo componimento in lode di 'Al 'Afdal, ecc. (2). 'Abū ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'al Hasan 'ibn 'at Tāzī. Secondo ['Ibn 'al Qattā^] egli compilò un diwān di epistole, con [un trattato] su l'arte di comporre in prosa; fu uomo di [molti] pregi e di [molta] eloquenza; medico; elegante scrittore d'epistole e poeta. I suoi versi, recati da ['Ibn 'al Qattā^], sono condotti con gusto e di buon gitto. Eccone alcuni, ecc. (3). E questo [distico]. « A parole ei ti fa vicina ogni cosa: chiedine una sola, ed ecco che è lontana [le cento miglia] ». « Non si aspetti mai l'amico ciò ch'egli ha promesso; il nemico non tema giammai la sua minaccia ».
Note a pie di pagina
1 (1) 'Abū 'al Qāsim Šāhinšāh, soprannominato 'Al Mālik 'al ^Afdal (il virtuosissimo principe), successe al proprio padre nell'ufizio di vizir dei califi fatemiti d'Egitto il 488 (1095) e regnò sotto il nome loro fino al 515 (1121), quand'ei fu ucciso. (2) Seguono 35 versi, scompartiti in 13 squarci. Tra questi il primo verso d'un componimento in lode di 'Al 'Afdal. (3) I versi di questo 'Ibn Tāzī somman quasi a dugento e son per lo più satirici, sopra argomenti diversi Veggasi la St. de' Mus., II, 494, 515, 536, 543, 544.