Textus Originalis
una qasīdah e [poi] intarsiolla (1) nel suo diwān (2). Dettò [il seguente epigramma] per un mezzano di brutture, eccellente nel suo mestiere: « Quel da' grandi occhi negri che torcea il guardo da me, mandaigli a dire l'intento mio per un mezzano »; « E questi, ecco, che mel conduce alla chetichella, come fiamma [di lampada] si tira su l'olio ». 'Abū Muhammad ^Abd 'al ^Azīz, figliuolo del giudice ^Umar 'ibn ^Abd 'al ^Azīz 'al Ma^āfirī (3). Secondo ['Ibn 'al Qattā^] fu eccellente nell'arte (4); felice scrittore; uso a sollazzarsi ne' prati delle scienze matematiche e [sempre] desto nelle aurore degli artifizi oratorii. Ei ne dà alcuni versi da' quali trascelgo i seguenti, ecc. (5). 'Abū 'al Hasan ^Alī 'ibn 'abī 'Ishāq 'Ibrahīm 'ibn 'al Waddānī (6).
Note a pie di pagina
1 (1) Trascrivo, quasi, non traduco, « Tarsia », è l'arabo tarsī^, infinito del verbo che abbiamo nel testo. (2) Seguono da 100 versi, divisi in 24 squarci. (3) La tribù di Ma^āfir, dalla quale s'addimandò quest'arabo siciliano, apparteneva alla schiatta di Qahtān, ossia a quella del Yaman. (4) Parmi che il compilatore voglia dire per antonomasia la « grande arte », ossia l'alchimia. (5) Son quattro epigrammi, di due versi ciascuno. (6) Si vegga in questo Capitolo, pag. 458, il cenno sopra 'Abū 'al Hasan ^Alī 'ibn ^Abd 'al Gabbār 'ibn 'al Waddānī, dove è avvertito che si è fatta già menzione del suo padre e del suo zio. Lo zio è 'Abū 'al Qāsim 'Ahmad, di cui qui appresso. Sembrando poco verosimile che il padre portasse il medesimo soprannome e nome di 'Abū 'al Hasan ^Alī, par che sia sbagliato quello del figlio. Lo stipite della famiglia in ogni modo era deco-