Textus Originalis

donare [il marito?] (1). O maraviglia, ella è amata e pur si gitta a tanto sbaraglio! (2) ». 7. « Quel da' grandi occhi neri, tinto le palpebre di kuhl (3), mi si è fatto intollerabile: [io lo fuggo e] mi piombino pur mille morti sul capo! (4) ». 8. « Che Dio abbia in guardia le piagge dell'isola: che in quelle sia pastor dello infermo gregge il sire d'un alto monte! (5) ». 9. « I suoi nemici muran castella formidabili; ma forse che Bābik murò sì bene da respingere 'Al 'Ifšīn? (6) ».

Note a pie di pagina

1 (1) Traduco coll'infinito « abbandonare » il sostantivo hagr, che ha questo significato e quello anco di « divorzio, separazione, odio ». Supplisco « il marito », non per idea preconcetta, ma perchè nelle condizioni esposte dal poeta si tratta senza dubbio di una donna che si allontana dall'uomo col quale ha un legame. (2) Fātik, assalitore improvviso, audace, temerario, chi si gitta a capo chino in gran pericolo, dicesi anco d'una giovane che non si cura della riputazione. (3) L'antimonio, col quale le donne orientali, ed ora anche alcune europee, usano tignersi le palpebre per far comparire più belli gli occhi. (4) Letteralmente: « e si impadroniscano pur di me [varii] modi di perire »; poiché qui il perfetto significa l'optativo. Evidentemente è la donna che parla. (5) In questa ultima frase ho corretta la lezione dell'uno come dell'altro codice. Ognun vede che il poeta ripiglia il discorso a nome suo proprio. (6) Bābik (Babec), capo di una setta abbarbicata da secoli in Persia, sfidò per più di 20 anni (816-837 dell'era volgare) la potenza dei califi abbasidi, finché 'Ifšīn, condottiero de' pretoriani turchi, non espugnò il castello di 'Al Badd in 'Adarbaygān. Troviamo importanti ragguagli su questo avvenimento negli scritti storici degli Arabi e in ispecie nel Kitàb 'al Fihrist, pag. 342 a 344 della edizione del Fluegel e negli Annali d' Ibn 'al 'Atīr, anni 201, 220, 222, nell'edizione del Tornberg, VI, 231, 315, 325 a 336.