Textus Originalis
Al dire d' 'Ibn 'al Qattā^ egli compose un epistolario, delle m a q ā m ā t (discorsi accademici), de' motti e delle riwāyāt (racconti). Ecco alcuni versi tratti da una sua qasīdah, ecc. (1). Il cadī 'Abū 'al Fadl 'al Hasan 'ibn 'Ibrahīm, 'as Šāmī (2), 'al Kinānī (della tribù di Kinānah). Dettò un'elegia, in cui leggonsi questi versi, ecc. (3). 'Abū 'al Fadl 'Ahmad 'ibn ^Alī 'al Fihrī (Coreiscita), prefetto di polizia. Ecco alcuni suoi versi, ecc. (4). ^Abd 'al Gabbār 'ibn ^Abd 'ar Rahmān 'ibn Sir^īn, il segretario. Ecco i versi ch'ei dettò contro un invidioso, ecc. (5). L'emir 'Abū Muhammad ^Ammār 'ibn 'al Mansūr, 'al Kalbī (della dinastia kalbita). Al dir di 'Ibn 'al Qattā^ ei fu de' dotti di prim'ordine e degli emiri ch'ebbero signoria (6). Versò
Note a pie di pagina
1 (1) Seguon 29 versi in quattro squarci. Ho reso tarassul « epistolario » e mulah « motti ». Che siano le maqāmāt ognun lo sa che abbia inteso parlar di Harīrī. È probabile che in quel tempo riwāyāt significasse già racconti romanzeschi. (2) Della Siria, ma ora si dice più comunemente de' cittadini di Damasco. (3) Tre soli. (4) Tre soli. (5) Cinque versi in due squarci. (6) Letteralmente: « degli emir signori ». Mi sembra mera supposizione di ^Imād 'ad dīn. Non solo questo ^Ammār non è tra