Textus Originalis

ancora nella giurisprudenza e nelle tradizioni. E fece questi versi: « Ella diceami: Ho visti degli uomini prodi; ma nessuna spada del Yaman agguagliò mai la tua ». « Ti sei tanto ausato ai tumulti della plebe, che stai tranquillo [mentre volano] i loro sassi ». « Ma fino a quando affronterai temerario i fati ed offrirai [il petto] alle punte? » « Ed io le risposi: Di tutto ho sentito parlare [al mondo] fuorché d'un kalbita vigliacco! » Scrisse ancora questi [due versi] di rimprovero ad un suo cugino: « Ti credea spada ch'io potessi sguainar contro i nemici; non [temeva io] mai che la si volgesse contro me stesso ». « M'affaticai ad innalzarti ed onorarti; ed eccomi alfine sopraffatto, non lungi da te, in una prigione (1) ». L'emir Tiqat 'ad dawlah Ga^far, figliuolo di Tāyīd 'ad dawlah 'al Kalbī (2). Fu un dei re

Note a pie di pagina

1 i principi Kalbiti che regnarono in Sicilia, ma le cronache non fanno menzione di lui. La storia parla bensì di 'Al Hasan 'ibn ^Ammār, il vincitore de' Bizantini sotto Rametta, il padre del quale era fratello di 'Al Hasan, primo principe kalbita di Sicilia. Ma il nostro poeta era figlio di un 'Al Mansūr, né è verosimile che questo ultimo fosse titolo. Pertanto il personaggio sembra diverso. E da ciò che dice ne' versi seguenti mi sembra vissuto negli ultimi tempi della dinastia kalbita di Sicilia. (1) ^Imād 'ad dīn non dà altri versi di questo poeta. (2) È corso qualche sbaglio de' copisti. Il titolo di Tiqat 'ad dawlah (Fidanza della dinastia) fu dato dai califi fatemiti all'emiro kalbita Yūsuf (989-998); il cui figliuolo Ga^far fu intitolato Tāg 'ad dawlah e Sayf 'al millah (Corona della di-