Textus Originalis
Descrisse la ninfea con questi due versi (1): « Tazze di rubini che lascian veder monete d'oro », « E le cingon candide [foglie] somiglianti alle lingue di passero (2) ». 'Abū Hafs ^Umàr 'ibn 'al Hasan 'ibn 'al Qūnī (3), il segretario. Secondo 'Ibn 'al Qattā^ egli fu filologo, poeta, scrittore, astronomo e geometra. Una sua elegia incomincia così, ecc. (4). 'Abū Bakr Muhammad 'ibn ^Alī 'ibn ^Abd 'al Gabbār, 'al Kamūnī.
Note a pie di pagina
1 variante ortografica del primo. Lo stesso nome occorre in 'Ibn Haldūn, Berbères, II, 103, 222. Va ricordato ancora il Qasr 'ibn Mankūd in Sicilia, secondo Edrisi, Cap. VII, nel nostro vol. I, pag. 93. (1) Questi due mediocrissimi versi non furono stampati nel testo: ne dò la traduzione, perchè provano il significato del vocabolo linūfar, il quale non si trova ne' dizionari, in luogo di nūfar o nīlūfar; ma bensì mi è occorso nel diwān di 'Ibn Hamdīs, codice di Pietroburgo, fog. 32 verso. (2) Lisān 'al Asāfīr (Lingua di passeri) si chiama il seme dell'olmo. (3) In A, 'Al Pūnī. Qūnī potrebbe riferirsi a Qunīah (Iconium), ma la forma più regolare del nome etnico è Qunāwī. Questo poeta potrebbe per avventura essere il medesimo che l' 'Abū Hafs ^Umar, di cui nel § 2° di questo capitolo, pag. 444 del volume. Si ricordi che il presente articolo è tolto dall'antologia del siciliano 'Ibn 'al Qattā^ e quello del § 2° da un antologista anonimo di 'Al Mahdīah. ^Imād 'ad dīn non badava alle piccolezze biografiche, ma alle metafore ed a' bisticci. (4) Ho data la traduzione di questi tre versi nella St. de' Mus., II, 464, nota 1. Nella Harīdah se ne legge altri 11, divisi in tre squarci.