Textus Originalis
mūn 'al Hawlānī (della tribù arabica di Hawlān), lettor del Corano. Ecco due versi suoi, ecc. (1). 'Abū Sa^īd ^Utmān 'ibn ^Atīq. Egli dettò una qasīdah per l'emiro 'Al Mu^tasim 'ibn 'abī Yahyà Muhammad 'ibn Ma^n 'ibn Samādih, della quale ecco alcuni versi, ecc. (2). 'Abū Hafs ^Umar 'ibn ^Abd 'Allah, il sagretario. Ecco alcuni suoi versi, ecc. (3). L'emir 'Abū Muhammad Ga^far 'ibn 'at Tayb, 'al Kalbī (della dinastia kalbita). L'autor della 'Ad Durrat 'al hatīrah ['Ibn 'al Qattā^] fa lode di lui per le molte sue virtù; dice aver tenuto con esso un carteggio, del quale ci dà degli squarci e delle frasi eleganti (4). Delle sue poesie [ci trascrive poi] i seguenti versi, ecc. (5).
Note a pie di pagina
1 (1) Fanno un epigramma. (2) Son quattro soli. Muhammad 'ibn Ma^n, della schiatta di Sumādih, soprannominato 'Al Mu^tasim billāh, regnò in Almeria dal 1051 al 1091. V. Dozy, Histoire des Musulmans d'Espagne, vol. IV passim. (3) Sette versi in tre squarci. (4) Letteralmente: « del quale egli va spremendo qualche punta e qualche rarità ». Il vocabolo che traduco punta significa anche una specie d'uva di 'At Tāyf in Arabia, chiamata « dita di donzelle », forse a cagion dei chicchi allungati e del colore rosso, come quello delle dita tinte con la hinnā. (5) Trentasei versi in otto squarci.