Textus Originalis

Delle poesie di questo egregio nessuna m'era occorsa. Ciò nondimeno io volea dar notizia di lui, notando [se non altro] la riputazione che attestava il suo gran valore: e [mi proponeva], se il tempo avaro si fosse poi [piegato a] donarmi qualche [briciolo] de' rari pregi di costui, [proponeami, io dico], di metterlo in sodo, profittando [dell'occasione] e di raccogliere nella presente compilazione i frammenti delle sue [opere]. Mi cadde poi nelle mani il libro compilato in Sicilia, in questa nostra età, dal segretario 'Ibn Bašrūn e intitolato 'Al Muhtār ecc. (Scelta di poesie e prose degli egregi contemporanei) nel quale l'antologista fa menzione dello šayh 'Abū 'ad Daw' Sirāg e dà un'ampia esposizione (1) delle rare bellezze [del] suo [stile] e delle splendide qualità [del] suo [ingegno]. Ne fa lode 'Ibn Bašrūn per la naturalezza delle descrizioni, per la pura vena della fantasia e pel pensier chiaro e arguto: e [commenda] le sue poesie per tessitura peregrina ed alto sentimento. Eccone una: Avendogli il giureconsulto siciliano ^Isā 'ibn ^Abd 'al Mūn^im scritti i seguenti versi per chiedergli in prestito un libro, 'Abū 'as Salt ('Abū 'ad Daw'?) gli rispose, ecc. (2).

Note a pie di pagina

1 (1) Letteralmente: « Rende manifesta una via consolare [affollata] dalle, ecc. ». Minhāg, che qui traduco « via consolare », è propriamente il « grand chemin » dei Francesi, col doppio suo significato materiale e morale, e non si direbbe di contrada in città. (2) La domanda ha tre versi, la risposta sette: né l'una né l'altra è al caso nostro. Qui il nome di 'Abū 'as Salt mi pare sbagliato da' copisti, e credo si abbia a leggere 'Abū 'ad Daw, che ha lettere identiche o somiglianti. La prima cosa l'antologista ha sospeso il discorso su i corrispon-