Textus Originalis
tratta 'Ibn 'az Zubayr nel Kitàb 'al ginān, ecc. (1). Si annovera tra costoro il giureconsulto 'Abū 'al Fadl Yūsuf, detto 'Ibn 'an Nahwī (il Figliuol del Grammatico). Dice ['Ibn 'az Zubayr]: ^Umar 'ibn 'as Siqillī (il figliuol del Siciliano) mi ha fatti sentire i seguenti versi di 'Abū 'al Fadl, recitatigli già dal poeta stesso in 'Al Qal^ah (2), nei quali è lodato l'Egitto, ecc. [Si annovera anco tra i suddetti] Muhammad 'ibn 'abī Bakr, il Siciliano. Di costui fa menzione 'Ibn 'al Qattā^ nella 'Ad Durrat 'al hatīrah (3). Racconta ch'egli s'invaghì d'un certo qāyd (gaito, condottiero); ma logorato dall'amore ch'ei [gelosamente] imprigionava (4) in petto, nascose tanto la passione che gli si disfece il fegato in pezzi. Occultò [anche] questo; ma crescendogli sempre il pallore [in volto e vedendosi a mal partito] dettò i seguenti versi, ecc. (5).
Note a pie di pagina
1 (1) A, fog. 131 verso; B, fog. 99 recto. 'Abū 'al Husayn 'Ahmad 'ibn ^Alī, della schiatta di 'Az Zubayr, compose il 558 (1162-3) il Ginān 'al ganān ecc. (Giardini intellettuali ed orti de' belli ingegni), ch'è continuazione del Yatīmat 'ad dahr, celebre raccolta delle poesie degli Arabi egiziani. Morì il 563 (1167-8). V. Haggī Halīfah, II, 631, n. 4207 della edizione di Fluegel. (2) « La ròcca » dei Banū Hammād. V. il nostro Cap. L in questo volume, pag. 211, nota 3. (3) Si vegga il § 3 di questo capitolo, pag. 447. (4) Letteralmente, secondo la lezione del Fleischer, « incastellato », fabbricatogli intorno delle torri. (5) Sette versi, né belli né brutti, né darebbero scandalo, senza la notizia premessa dall'antologista con tanta disinvoltura.