Textus Originalis

il fiume cominciava a decrescere, solea ciascuna gente scendere ne' suoi terreni per dar mano alle seminagioni; ma l'acqua raccolta nei tratti di terreno più bassi, impedia loro di arrivare ai più elevati prima che il terreno non si asciugasse; e però, non potendosi lavorare quei campi, si perdeva un gran valore di produzioni del suolo. Riflettendo su questo [danno che si pativa] al suo tempo, Archimede misurò l'altezza dei terreni della più parte dei villaggi ai quali arrivava il fiume nelle massime piene, ed [a quel livello] fece dei terrapieni, sui quali fabbricò i villaggi; e condusse degli argini tra un villaggio e l'altro, aprendo una vòlta a mezzo di ciascun argine, in guisa che l'acqua potesse scorrere dal territorio di un villaggio in quello dell'altro e che tutti gli abitatori potessero lavorare il terreno al medesimo tempo, senza interruzione. In ciascun podere egli designò, poi, un pezzo di terreno, assegnando il prodotto di quello alle spese necessarie per ristorare gli argini ogni anno (1). Cotesti terreni son destinati anche oggidì [a quell'uso], ed avvi per essi in Egitto un apposito ufizio, che si chiama Dīwān faddān 'al gusūrah (ufizio per le terre degli argini). Questi poi sono tenuti molto bene e con gran cura. Ricordo che nella mia fanciullezza questo ufizio, nei distretti orientali dell'Hawf in Egitto (2), fu affi-

Note a pie di pagina

1 (1) Si vegga a questo proposito Harles, Bibl. gr., IV, 172; Abulfaragi, pag. 64 del testo e 41, 42 nella versione di Pococke, e il Kitàb 'al Fihrist, testo, pag. 266, lin. 19. (2) Nome di due province dell'Egitto vicine tra loro, delle quali l'orientale, quella appunto di cui si tratta qui, stendeasi sino ai confini della Siria, e l'occidentale arrivava dall'altra parte fino a Damiata. V. Yāqūt, nel Mu^gam, testo del Wüstenfeld, II, 365.