Textus Originalis
'Ahrīmīd.s (2) filosofo matematico dei Greci antichi, vivuto dopo Euclide, insegnò a' suoi contemporanei le dottrine di Euclide, nelle quali egli [poi] riportò il primato sì che lo chiamarono [per eccellenza] « il geometra » (3). Ei compose degli scolii di geometria; ed ebbe molti discepoli tra i Rūm, presso i quali rimasero i suoi aforismi di matematica. L'oratore siciliano Gurāb (« corbo », Corace) (4). Questo filosofo fu greco di Sicilia e trattò specialmente, tra le scienze filosofiche, quel ramo di arte oratoria che produce l'acquiescenza (1). Tanto ei si travagliò in quest'arte [della rettorica] che ne divenne maestro, ed ebbene il primato tra' suoi contemporanei. Accorreano a lui i discepoli per apprendere quell'arte: tra i quali fu un giovane greco per nome Tisiās (2), il quale, chiese a Corace che gliene insegnasse per bene, profferendo di depositare per cautela [di Corace], una somma di danaro stabilita [d'accordo]. Al che assentì [il filosofo] e gli diè lezioni. Ma Tisia, appresa l'arte prontamente, studiossi a defraudare il maestro, trovando modo di annullare i patti fermati con essolui. Disse a [Corace] « O maestro, dammi la definizione della rettorica ». E quegli la definì: Ciò che giova a convincere. Tisia, impadronitosi di così fatta [sentenza], vi fabbricò sopra l'argomento suo: « Ebbene, io ti contendo adesso la mer« cede [pattuita]. Se ti convinco, non ti darò nulla, poi« ché ti avrò convinto che nulla io ti debba; e se non « mi vien fatto di convincerti, non ti darò nulla, perchè « non avrò appreso da te la rettorica, che è [come « tu dici] ciò che giova a convincere ». E il maestro gli rimbeccò: « Anch'io ti oppugno [nella conclusione]; « perocché, s'io ti convinco, ragion vuol ch'io m'abbia « da te [la mercede] come quegli che ha convinto « [l'avversario] e, se no, ragion vuole ancora ch'io « me l'abbia da te, come quegli che ha fatto un disce« polo tale da superare il maestro ». La gente che ascoltava questa [strana disputa] sclamò allora « Tristo « uovo di tristo corbacchione » (3); volendo significare, discepol fastidioso e fastidioso maestro.
Note a pie di pagina
1 (2) D, 'Ahrīmīdūs.
2 (3) Letteralmente: ebbe il nome da essa scienza.
3 (4) Si vede che gli Arabi, invece di trascrivere, tradussero il nome Κόραξ. P, pag. 211; D, fog. 83 recto.
4 (1) 'I q t i n ā^ : acquiescenza, piuttosto che convinzione. D ha: 'Iqnā^, il persuadere o convincere.
5 (2) D e P, Tisnās, con errore ne' soli punti diacritici.
6 (3) Κακοῦ Κόρακος κακὸν ὠὸν, Suida, articolo Corax.