Textus Originalis

Ga^far 'al Mutawākkil, da Stefano (1) figliuol di Basile, il Turcimanno; il quale recolla dal greco antico nell'arabico. Fu illustrata cotesta versione e verificata e pubblicata da Hunāyn 'ibn 'Ishāq: (lavoro necessario) perocché Stefano avea dati gli equivalenti arabi sol pei nomi greci de' medicamenti che egli conoscea, e quei che ignorava li avea lasciati nella forma greca; fidandosi che Dio, dopo la sua morte, mandasse alcuno capace di tradurle in arabico. E veramente quando manca nella lingua un termine di materia medica (2), la gente del paese non può crearlo, se non che rendendo proprio (specifico) quel nome comune che le sembri più adatto, sia per ragione etimologica, o sia per altra [maniera di analogia]. Stefano dunque fece assegnamento sui posteri, sperando che coloro che conoscessero propriamente quei semplici de' quali egli al tempo suo non potè trovare i nomi, li appellassero ciascun com'ei potesse meglio; e così

Note a pie di pagina

1 (1) Il tratto compreso tra questo nome e le parole « perocché Stefano » manca in S e in C, com'egli avviene spesso che i copisti saltino interi periodi quand'hanno sottocchio in principio e alla fine lo stesso vocabolo. Si supplisce con A e col passo del codice di Vienna, trascritto dal Wenrich, op. cit., pag. 218.

2 (2) Letteralmente: i nomi proprii de' medicamenti semplici. Nel rimanente di questo periodo mi allontano di molto da M. de Sacy, il quale tradusse: par une sorte de convention, il nome d'azione t a r w ā t ā', derivato dal verbo watiā, alla sesta forma. Ai tempi del Sacy i dizionari di 'Algawharī e d' 'Al Firūzābādī non davano la definizione tecnica di quel vocabolo, il quale vuol dire « render proprio un nome comune », o, in altri termini, dare significato speciale ad un nome generico. V. il Muhīt 'al Muhīt di 'Al Bistānī, edizione di Bayrūt 1867-70, pag. 1112, colonna sinistra e 2263, colonna destra.