Textus Originalis
rimase nella biblioteca di ^Abd 'ar Rahmān 'an Nāsir senza traduzione arabica: e continuò a correre in Ispagna la sola versione di Stefano, recata da Bagdad. Ma 'An Nāsir, rispondendo a Romàno, lo pregò d'inviargli alcuno che parlasse il greco e il latino, per darne lezioni agli schiavi che gli faceano da interpreti. Romano dunque, gli mandò un frate per nome Nicola; il quale giunse a Cordova l'anno trecenquaranta (9 giugno 951 - 28 maggio 952), quando parecchi medici di Cordova cercavano tuttavia, con sottili e premurose investigazioni, di cavar fuori dal libro di Dioscoride i nomi di vegetabili, de' quali s'ignorava ancora l'equivalente in arabico. Il più zelante era Hasdāy 'ibn Bašrūt, 'al 'Isrāylī (l'ebreo); il quale si studiava per tal modo di entrare in grazia presso il re ^Abd 'ar Rahmān 'an Nāsir. Questo frate Nicola era tenuto in gran pregio da Hasdāy e gli era divenuto amicissimo. Egli ritrovò i nomi che s'ignoravano e fu il primo a comporre in Cordova la teriaca fārūq (1), con le genuine sostanze vegetabili che vi entrano. Tra i medici che in quel tempo si eran dati a riscontrare la nomenclatura botanica del libro di Dioscoride ed a verificare la identità di ciascuna pianta descrittavi, fu un Muhammad, comunemente detto 'As šaggār (l'alberista); un tale che chiamavano 'Al Basbāsī (2); un 'Abū ^Usmān
Note a pie di pagina
1 (1) Fārūq vuol dir « discriminatore », cosa o persona che sia. Chiamarono così il grande ^Umar, come colui che distinse e separò il vero dal falso, nei primordii dell'islam. È appellazione della teriaca, perchè decide tra la vita e la morte, dicono, con lor critica niente forucca, i lessicografi arabi. Risponde alla teriaca detta Mitridate. (2) Derivato da basbās « finocchio »; A, 'Al B.sās.ī.