Textus Originalis
^Abd 'al Gānī, 'al Fihrī (Coreiscita), 'al Muqrī (lettor del Corano), 'ad Darīr (il cieco), 'al Husrī (tessitor di stuoie), 'al Qayrawānī (del Qayrawān) (1). Al dire di 'Abū 'al 'Asbag Nubātah 'ibn 'al 'Asbag, 'al Hāritī 'al 'Andalusī (lo spagnuolo della tribù di Hārit) il principe di Siviglia 'Al Mu^tamid 'ibn ^Abbād invitò alla sua corte il poeta 'Abū 'al ^Arab 'az Zubayrī e gli mandò cinquecento dinar perchè si apparecchiasse al viaggio. 'Abū 'al ^Arab dimorava in Sicilia sua patria: il suo [compiuto] nome era Mus^ab 'ibn Muhammad 'ibn 'abī 'al Furāt, 'al Qurašī, 'az Zubayrī, 'as Siqillī (Coreiscita, discendente di 'Az Zubayr (2) e Siciliano). La stessa somma di danaro inviò 'Al Mu^tamid ad 'Abū 'al Hasan 'al Husrī che soggiornava in 'Al Qayrawān. 'Abū 'al ^Arab allora scrisse al [principe di Siviglia]: « Non maravigliare se il mio capo è incanutito pel dolore. Maraviglia piuttosto che l'iride dell'occhio mio non sia imbiancata. « Il mare è dei Rūm: nave non può solcarlo senza periglio; ma la terra appartiene agli Arabi ». 'Al Husrī [dal suo canto] rispose con questi due versi (3), ecc. Il suddetto 'Abū 'al ^Arab 'az Zubayrī nacque in Sicilia il quattrocenventitrè (19 dicembre 1031 - 6 dicembre 1032) e, uscito dall'isola
Note a pie di pagina
1 (1) S, pag. 475; W, V, 43, n. 461; C, I, 487. Versione inglese del baron De Slane, II, 275. (2) Celebre compagno del Profeta. (3) Dopo questi versi l'autore dà altre notizie sopra 'Abū 'al Hasan e ^Alī e poi ripiglia come appresso.