Textus Originalis
che significa « prendere una cosa, e impadronirsene ». Della Sicilia si è già detto di sopra, onde non occorre parlarne di nuovo. § 9. Dalla biografia di 'Abū 'al Futūh Nasr 'Allah (1) 'ibn ^Abd 'Allah (2) 'ibn Mahlūf 'ibn ^Alī 'ibn ^Abd 'al Qawī 'ibn Qalāqis, 'al Lahmī, 'al 'Azharī, 'al 'Iskandrī (della tribù arabica di Lahm, studente della moschea 'Al 'Azhar al Cairo, cittadino di Alessandria) intitolato Diyā' 'ad dīn (luce della religione), il cadī gloriosissimo e celebre poeta.... Egli giunse in Sicilia nel mese di ša^bān dell'anno (cinquecento)sessantatrè (11 maggio - 8 giugno 1168) ed arrivò al Yaman l'anno sessantacinque (25 sett. 1169 - 13 sett. 1170). Vivea in Sicilia un qāyd, chiamato il qāyd 'Abū 'al Qāsim 'ibn 'al Hagar, il quale fé' amicizia con lui e lo beneficò. 'Abū 'al Futūh scrisse per lui un libro, col titolo di 'Az zahr 'al bāsim fī 'awsāf 'Abī 'al Qāsim (3) (Il ridente fiore [che mostra] le virtù di 'Abū 'al Qāsim), nel quale il poeta loda molto questo personaggio. Partendo dalla Sicilia per ritornare in Egitto, ch'era d'inverno, il vento lo respinse nell'isola; ond'egli scrisse al suddetto 'Abū 'al Qāsim [questi tre versi]: « La [procella] invernale mi ha tolto di arrivar con l'ambasciatore a' miei paesi »;
Note a pie di pagina
1 (1) A, fog. 301 recto; B, fog. 209 verso; C, II, 233; W, IX, 67, n. 762; versione inglese, III, 540. (2) Manca in A questo grado di genealogia. (3) Vedi Hāggī Halīfah, III, 545, n. 6680.