Textus Originalis
dono; e non bastandogli quello ottenuto, si messe a sparlare, com'uomo ingordo ch'egli era. Per la qual cosa ricercato con grande insistenza [dai magistrati], egli si nascose presso un suo conoscente iniziato alle arti occulte: e lungo tempo sfuggì alla persecuzione. Ma una volta, uscito di casa, ubbriaco, per comperar frutte secche [e farne esca da bere], fu preso quando men se l'aspettava e menato dal sāhib 'as surtah (prefetto di polizia) alla presenza di Tiqat 'ad dawlah. « O sciagurato! dissegli l'emiro, che è questo che ho sentito raccontare di te? » « Ciarle di spioni, egli rispose: così Iddio aiuti l'emiro, signor nostro ». E Tiqat 'ad dawlah a lui: « Chi è il poeta che disse: il valentuomo è messo colle spalle al muro dai figli di male femmine? ». « Lo stesso, replicava ^Abd 'Allah, che avvertì: la nimistà dei poeti, tristo chi se l'accatta! » (1). L'emiro stette (2) un pezzo; poi gli fé' dare cento ruba^ī (tarì d'oro) e cacciollo via di Palermo; temendo che qualche altra volta, perduta la pazienza, non fosse per punire severamente costui, dopo avergli perdonato. E così il poeta andò via. Gli emistichii citati di sopra son tolti da due versi della qasīdah con la rima in n, per la quale 'Al 'Mutanabbī lodava Badr 'ibn ^Ammār. Poiché abbiam fatta parola di Tiqat 'ad dawlah, vogliam dir anco di una qasīdah, scritta a lode di lui
Note a pie di pagina
1 (1) Dīwān di ^Al Mutanabbī, edizione del Dieterici, Berlino 1861, in-4, pag. 237, secondi emistichii de' versi 35 e 37 di un poema a lode di Badr 'ibn ^Ammār 'ibn 'Isma^īl. È inutile aggiugnere le notizie biografiche di questo celebre poeta arabo del X secolo dell'era nostra. (2) C, ha tanammar « s'arrabbiò ».