Textus Originalis
in occasione della festa dei sacrifizi (1) da 'Abū Muhammad ^Abd 'Allah 'ibn Muhammad, 'at Tanūhī (della tribù araba di Tanūh) detto 'Ibn qādī Mīlah, (il figliuolo del cadì di Mīlah, in provincia di Costantina). Questa elegante e peregrina poesia non corre compiuta per le mani di tutti. Io non ne aveva altro che uno squarcio, e quel solo n'avea sentito recitare, quando mi occorse il testo scritto sulla coperta di un libro. Pertanto mi piace di serbare qui il testo; parendomi bella ed originale poesia. Eccola: 1. « L'amor mi fa lagrimare senza posa: il mio cuore è straziato e un cordoglio tiranno mi tiene aperte (2) le palpebre ». 2. « L'amore mi chiama verso chi [una volta] mi venne in uggia; sì che abbandonai il suo soggiorno, pieno [com'era] di beni e splendido d'ornamenti ». 3. « L'occhio ha negro; lo sguardo tenero; il suo cinto [sembra] vuoto; ma il braccialetto sta fermo (3) ». 4. « Piace l'odor dell'onda salsa che spira dalla
Note a pie di pagina
1 (1) Si celebra il 10 di dū 'al higgah. (2) Seguo la lezione proposta dal Fleischer. Il testo ha in vece tagnī, e significherebbe che le palpebre còlgono il cordoglio. (3) Cioè ha la cintura stretta e il braccio ben tornito. È la stessa, lode che faceva 'Ibn Hamdīs alla sua Guml, Cap. LIX, a pag. 342 del volume, verso 32. L'innamorato forse è la festa, ^īd, maschile in arabico, e la bella, chi sa? la reggia di Yūsuf. In ogni modo un piagnisteo di amore è principio obbligatorio della qasīdah. Aggiungasi che, oltre il linguaggio metaforico, questa prima parte del componimento è piena di doppi significati, come il poeta confessa più innanzi.