Textus Originalis
53. « Per la mia vita! Tu offendi 'Allah a chiedergli la Sua grazia, quando già ne hai ricevuti tanti benefizii! » 54. « [Aspramente] li hai tu perseguitati [i Rūm]: nelle famiglie, tanto che [or son] tutti sparpagliati; nelle credenze religiose, tanto che si son fatti monoteisti (1) ». 55. « O Tiqat 'al Mulk (2), tu [nelle cui mani] il principato è saetta impennata e munita di cocca da trapassare il petto (3) a' nemici », 56. « Ti sia lieta la festa, che in grazia tua splende sì bella ed è celebrata per le tue chiare virtudi ». 57. « Già comparisce la [vittima] (4), segnata sovr'ambo i fianchi e adorna in guisa che par le sia disteso sulla schiena il prezioso drappo variopinto dell'^Irāq ». 58. « Bramosamente ritorna la festa a visitarti,
Note a pie di pagina
1 gata » e « volpe ». L'ultimo vocabolo si può leggere 'usquf « vescovo » e 'asqaf « oggetto lungo e incurvato » ed anche « camelo spelato ». Miqdab poi, che ho tradotto « spada » con senso traslato, vuol dir propriamente « ronca »: il qual vocabolo portando per valore radicale le idee di ramo d'albero e di curvatura, mi sembra verosimile che il poeta l'abbia usato alludendo anco al pastorale, che starebbe bene con la lezione 'usquf. (1) Così mi par di rendere precisamente il verbo tahannafa « professare la religione d'Abramo », quale supponeanla i riformatori Arabi che precedettero di poco a Maometto. (2) Mi sembra che per cagion del verso il poeta sostituisca questo vocabolo di due sillabe a dawlah, che ne ha tre. Il significato è lo stesso: principato o governo. (3) Letteralmente: « il fegato ». (4) Come abbiam detto di sopra, si celebrava per ogni luogo con sagrifizii la gran festa del 10 dū 'al higgah.