Textus Originalis
dopo un anno dacché il suo sguardo non ha smesso [un istante] di cercarti ». 59. « Tu le hai adorno con la tua gloria il collo e gli orecchi: ond'ora la veggiamo brillare di monili e di pendenti », 60. « E le addoppia la felicità Ga^far, tua prole. Ben augurata festa che due re [colman] di doni! » 61. « Che non cessi mai, [o principe, l'usato stile]: ti si chieggan doni e tu li largisca; si ponga speme in te e tu la compi; a te s'abbia ricorso ne' perigli e tu li dilegui ». Qui finisce la qasīdah. Avea questo Tiqat 'ad dawlah un figliuolo, per nome Ga^far, intitolato Tāg 'ad dawlah (Corona della dinastia), giovane erudito e poeta, autore di alcuni versi molto in voga, dettati per due giovani che vestian, l'uno dibāg (1) rosso, e l'altro dibāg nero (2). Ga^far compose que' versi l'anno quattrocenventisette (1035-6). § 11. Dalla biografia di 'Abū Tāhir Yahyà 'ibn Tamīm 'ibn 'al Mu^izz 'ibn Bādīs, 'al Himyārī 'as Sinhāgī (della gente arabica del Yaman e della tribù berbera di Sinhāgah), principe dell'Affrica [propria] (3).
Note a pie di pagina
1 (1) Questa voce, cavata dal Persiano e indirettamente dal greco, è nome d'una specie di drappo di seta. (2) Seguono i tre versi che abbiam citati nel capitolo LXIII, § 11, pag. 486 di questo volume. (3) A, fog. 324 verso; B, fog. 240 verso; C, II, pag. 359; W, X, 93, n. 815; versione inglese, IV, 95. Sulla pretesa discendenza di quella tribù berbera dai re dell'Arabia Felice, si vegga una nota del baron De Slane, nella lodata versione inglese di 'Ibn Hallikān, I, 283 e il nostro Cap. LIX, pag. 381 di questo volume, nota 2.