Textus Originalis
line che minacciavano lo estremo fato », e di poggi che recavano morti violente (1). In [quell'infausto] crepuscolo volle il poeta appresentarsi ad 'Al Mu^izz. Lo trovò nel suo oratorio, che leggeva al lume degli accesi doppieri, e i biglietti gli arrivavano [ad ogni momento]. Si fece innanzi 'Ibn Rašīq, mettendosi a recitare la qasīdah che comincia: « Fa cuore, non ti conturbi questo tumulto, quando ognun piega il collo sotto la tua possanza ». E Mu^izz a lui: « E quando la finirai! Come posso far cuore quando non mi rechi altro aiuto che coteste ciarle? Perchè non mi lasci in pace? » Gli domandò il foglio sul quale erano scritti i versi, lo strappò e, non bastandogli, ravvicinò alla candela e l'arse. Immediatamente 'Ibn Rašīq volta le spalle senza torre commiato e tira dritto per la Sicilia. Quivi l'avea preceduto, e denigrato già, 'Ibn Šaraf, col quale egli, soggiornando in 'Al Qayrawān, ebbe una volta [le stesse peripezie] che corsero tra 'Al Huwārizmī e Badī^ 'az Zamān (2). Epperò, trovatisi insieme in Sicilia, si messere a dilaniare l'un l'altro. Rincrebbe alla gente del paese la nimistà ed avversione che era fra questi due [letterati]; onde un dei correligionari an-
Note a pie di pagina
1 (1) Allude allo sbarco dell'armata de' confederati italiani nel 1088. V. il Cap. XXXV, nel vol. I, 440 seg. (2) Ossia « Prodigio del secolo ». Così chiamarono, per la sua eccellenza nell'amena letteratura, 'Ahmad 'ibn Husayn 'al Hamadānī, contemporaneo e promotore di 'Al Harīrī. 'Al Hamadānī avea attaccata briga a Nisabūr col poeta 'Abū Bakr 'al Huwārizmī, per gelosia letteraria. Ne fa menzione il Sacy, Chréstomathie, III, 360, nelle note agli squarci delle Maqāmāt di 'Al Hamadānī.