Textus Originalis

quale ebbe in dono de' tesori; ma solea sciuparli, né mai gli rimaneva un quattrino in tasca. Scrive 'Ibn 'an Naggār che costui conobbe 'As Sīrafī, 'Al Fārisī ed 'Al Hattābī, dai quali apprese le Tradizioni. Oriundo di 'Al Mawsil (Mossul), egli venne poscia in Ispagna. Fu dotto in lessicografia, erudizione e notizie istoriche; pronto a rispondere ad ogni domanda; buon compagnone e piacevole al conversare. Al dir di 'As Safadī fu accusato di citar falso, ecc. (1). Egli morì in Sicilia l'anno quattrocendiciassette (22 febb. 1026 - 10 febb. 1027). 'Al Mansūr gli avea donati cinquemila dīnār, in merito del libro intitolato 'Al Fusūs. ^Abd 'Allah 'ibn 'abī Mālik 'al Musīb, 'al Qaysī 'as Siqillī (il Siciliano, della tribù arabica di Qays), al dir di 'As Safadī fu uno dei più segnalati [scrittori] in lessicografia e in grammatica, un di que' [letterati] che trattarono particolarmente le varie specie di alta poesia (2), e dei più dotti in metrica e in versificazione. Ecco due versi suoi: « Sbagliò chi diè nome di gioielli alle pietre preziose: si dee piuttosto chiamare gioiello il valentuomo ». « Ognun sa che i gioielli son cose inanimate; ma che gioiello non è l'uomo di bel tratto! (3) ».

Note a pie di pagina

1 (1) L'autore continua questa biografia con le stesse parole d' 'Ibn Hallikān e di 'As Safadī, che si leggono a' luoghi citati nella nota precedente. Aggiugnerò soltanto lo squarcio che segue. (2) Q a r ī d, la quale denominazione esclude il facil metro detto r a g a z. (3) Letteralmente: « bello nell'adunanza ». Il vocabolo g a w h a r, che ho tradotto, anche quest'ultima volta, gioiello, significa altresì « ente, sostanza, elemento ».