Textus Originalis

mad 'ibn 'abī Muhammad 'ibn Muhammad 'ibn Zafar, che Dio condoni i suoi falli, così scrivea: La gratitudine verso Dio, ch'Egli sia lodato, è il più splendido ammanto [ond'uom possa ornarsi]; la lode [che s'innalza] a Dio, il più efficace [mezzo di ottenere] bene in questa vita e nell'altra. Sia lode a Dio che ci dà la costanza per arra di prospero successo; l'amistà per asilo nell'avversa [fortuna]: lode a Colui che stende un fitto velo dinanzi i penetrali del destino e pone il dubbio com'arduo muro che ritenga i [più begli] ingegni. Colui che avvia per sentiero levigato e soave i docili al voler suo e i riluttanti sferza sì, che forniscano lor camino borbottando e incespando. Disse [Iddio] ch'Ei sia lodato: « Può ripugnar l'animo vostro a ciò che Iddio vi ha dato per lo vostro meglio » (1). Or ch'Egli benedica l'apostolo mandato da Lui medesimo a rendere testimonianza e recar buona novella; ad ammonire e chiamar gli uomini alla religione, ed a porsi, concedendolo Iddio, come fiaccola risplendente, il nostro Signore Maometto, l'eletto, che Iddio lo colmi di benedizioni. Seguitando, io dico, che tra i casi di una vita procellosa ed errante, e nella continua sollecitudine di guadagnarmi il pane, il Sommo Iddio, ch'Ei n'abbia

Note a pie di pagina

1 l'altro codice d'Oxford (Hunt, 180, Catalogo I, 93, n. 329) dà all'autore il soprannome di 'Abū ^Abd 'Allah. Nel codice di Parigi, Supp. ar., 535, egli è intitolato: Gamāl 'ad dīn (Bellezza della religione); nel Suppl. ar., 539, Burhān 'as šarī^ah (Argomento della sacra legge). Alcuni manoscritti notano il suo nome patronimico Muhammad 'ibn Muhammad. (1) Corano, IV, 23.