Textus Originalis

lode, faceami pur conseguire la fratellanza di questo [grande] che suol perdonare i falli de' valentuomini e strappare sospiri dai petti degli invidiosi, questo Signor dei Signori e Condottiero dei Condottieri, 'Abū ^Abd 'Allah Muhammad 'ibn 'abī 'al Qāsim 'ibn ^Alī 'ibn 'al 'Alawī (dell'Alide) (1), il Coreiscita, che Iddio lo faccia venire a fine dei proponimenti ispiratigli da lui stesso, e siagli patrono e mallevadore. Venendo al mondo, ei fu locato in alto seggio, ma fu avvertito insieme dei lacciuoli che vi son tesi; donde egli intende, con le opere sue, a ciò che dee durare non a ciò che svanisce, e raccoglie per largire altrui, non per serbare a sé stesso; largisce per [amor di] Dio, non per vanagloria; aiuta come fratello la probità e la pietà; non va attorno a buscar un'aura di favore. Il signoril suo stato egli adorna con animo da bastare ad ogni fortuna: né porge orecchio a detrattori; né lascia irrugginire la moneta, ed [usa] una longanimità appo la quale la collera non levò mai sua testa; un proposito così saldo, che i popoli [trovandosi] con lui non hanno da temere disastri. Sia lode a Dio, dunque, a Lui che in questa fraterna amistà m'ha data forte difesa, fidato asilo, pascolo abbondante e viva scaturigine d'acqua. Versi: « Abbiamo appo lui quanto per noi si possa bramare, amare, eleggere e volere ».

Note a pie di pagina

1 (1) È lo stesso personaggio al quale 'Ibn Gabayr dà il nome di 'Abū 'al Qāsim 'ibn Hammūd e il soprannome di 'Ibn 'al Hagar (Cap. X, del nostro vol. I, 176 segg.); che 'Ibn Hallikān chiama 'Abū 'al Qāsim 'ibn 'al Hagar (Cap. LXVIII, § 9, a pag. 525 di questo II vol.), e che gli scrittori cristiani appellano