Textus Originalis

razioni come] lune novelle, si facciano quintadecime risplendenti, e [quei che sembravan] polloni, crescano in palme eccelse, cariche di frutta. Io voglio spirare nei loro sembianti il soffio di quegli animi generosi e vestir le persone coi manti delle regie eleganze; cinger loro le tempie coi serti dei magnanimi pensieri, e ornare gli omeri (1) con le sciabole di lor fazioni guerresche. Principierò [ogni libro] con versetti della inconcussa rivelazione e con tradizioni dell'Eletto, sul quale sia la pace e la benedizione di Dio. Darò luogo poscia a sentenze filosofiche in prosa e in rima: donzelle e spose [figliuole] della letteratura (2). Schiuderò in ultimo un giardino per [dilettare] i cuori e gli orecchi, ed una palestra per [esercitare] gli intelletti e gli animi. Ho intitolato questo libro Sulwàn 'al mutà^ fī ^Udwān 'al 'atbā^ (Conforti al principe nimicato dai suoi). Il vocabolo sulwān è plurale di sulwānah, nome d'una conchiglia della quale gli Arabi credono che, mettendovi un po' d'acqua e dandone a bere ad un amante, egli subito rinsavisca. Ha detto il rāgiz (3): « S'io bevessi il Sulwān non avrei pur pace. Non potrei viver senza di voi quand'anche arricchissi ». I rimedii [dei quali io tratto] son cinque: 1° L'abbandono [in Dio]; 2° Il conforto; 3° La costanza; 4° Il contentamento; 5° L'abnegazione. Prego Dio che mi aiuti ad asseguire il mio scopo, e che indirizzi [il

Note a pie di pagina

1 (1) Ricordisi che gli Arabi portavano le sciabole ad armacollo. (2) Cioè originali, o imitate. (3) Così chiamano, e non « poeta », chi verseggia nel facil metro ragaz, usato ordinariamente nella poesia didascalica.