Textus Originalis

dettato] al profitto de' suoi servi; perocché Ei solo possiede la potenza e la forza, il comando e la bontà. § 2. Altre copie del Sulwàn hanno: Lode a Dio che creò la schiatta di Adamo, ecc. Continuando io dico, che un re di egregi fatti e di intenzioni che ognun sapea diritte; [principe] commendevole per uso alla riflessione e dotato di molta forza d'intelletto; pien d'amore per la scienza, alla quale egli avea dato albergo nel proprio cuore e nella propria mente, e vago sempre delle [speculazioni di] filosofia morale, [patì questa vicenda di fortuna, che furono] osteggiati i sudditi suoi da un ribelle, al quale venne fatto di alienargliene parte, onde già agognava a torgli lo Stato per forza, ed era pervenuto perfino a sedurre una mano degli ottimati della sua corte. In questa condizion di cose il re mi richiese di confortarlo con un libro di filosofia insieme e di erudizione, e vedendo ch'io tenea l'invito e sperava di guarire il suo cuore dal cordoglio che affliggealo, pensò che il mio dettato non avrebbe potuto mai dissipar l'uggia dell'animo suo, né portargli rimedio, s'io non lo scrivessi ad imitazione di Kalīlah e Dimnah. M'avea questo principe conceduta una schietta amistà, una generosa beneficenza ed una dimestichezza ch'ei mostrava in pubblico, come in privato, donde l'animo mio rifuggiva dal pensiero di ricusargli consolazione in tal travaglio. Pertanto mi feci a scegliere, tra le narrazioni di filosofia morale più rare ed argute, quelle che si riferiscono ai Principi dei Credenti, ovvero ai monarchi dell'antichità. Io ho forbito l'oro grezzo di quei racconti, ponendo ogni studio a spiegarne il significato; v'ho collocate [qua e là, come] in tanti nidi, alcune sentenze filosofiche, spose e donzelle; e v'ho congegnati dei finti personaggi, nei quali ho